Nonno

Sacchetti storiaFoto

Caro nonno materno, Luigi Gustavo Sacchetti, non ho potuto conoscerti, ma la tua storia merita di essere narrata a tutti.

Sei nato a Cervaro (FR) il 7 dicembre del 1879 e, probabilmente poiché tuo nonno era medico, sei stato concepito sotto la stella genealogica dell’amore per la Scienza. Dopo la laurea in Scienze Naturali (110/110) conseguita, il 2 agosto 1902, nell’Ateneo federiciano di Napoli ( Università di Napoli ), sognavi di intraprendere la strada della ricerca e già durante gli anni universitari frequentavi il laboratorio di anatomia comparata, dedicandoti a ricerche sull’organo di Rosenmüller nella Cavia Cobaya, ricerche poi divenute tuo argomento di tesi. Nel 1906, a spese dell’Accademia delle Scienze fisiche e matematiche di Napoli, ti pubblicarono una Memoria con due tavole di disegni “Sull’origine e sviluppo dell’organo di Rosenmüller nella Cavia Cobaya”. Sei stato intuitivo, nonno, hai notato presenza di parassiti che, precedentemente, era stata riscontrata solo in testicoli.

I tuoi interessi erano molteplici, come dimostra questa pubblicazione del 1920: Sacchetti Gustavo “Storia geologica di Montecassino: stato attuale delle conoscenze e ricerche personali”, Cava dei Tirreni: Stabilimento tipografico Emilio Di Mauro, 1920 [opac SBN] [Testo a stampa] [Monografia] [IT\ICCU\PUV\0566361] .

Eri anche pragmatico, nonno. Contemporaneamente ai tuoi sogni da ricercatore, coltivavi l’amore per l’insegnamento e per la divulgazione, pensavi di crearti una famiglia alla quale poter dare delle certezze economiche che, fino a quel momento, l’Ateneo federiciano non poteva garantirti, e, ottenuta l’abilitazione in Scienze Naturali e poi anche in Chimica (diploma di Magistero nelle Scienze e diploma di Magistero in Chimica), iniziasti ad insegnare. Nel 1903 vincesti il concorso per la cattedra di Chimica e di Storia Naturale nel liceo della Badia di Montecassino. Nel 1906 passasti al liceo Arcivescovile di Conza (Avellino) e nel 1908 riprendesti la cattedra di Chimica e Storia Naturale a Montecassino, fino al 1914. In questo periodo, scrivesti una monografia “L’istinto nelle piante e sua nuova interpretazione”. <<…Nel dicembre del 1910 la natura umana è cambiata…>> scrisse nel 1924 Virginia Woolf: la grande autrice fu spinta a fare questa affermazione dalla diffusione dell’elettricità, delle automobili, dell’acqua corrente nelle case dalla nascita del movimento delle suffragette, dalla diffusione dell’arte di Cézanne, Gauguin, Matisse e Picasso, sì, ognuno di questi avvenimenti ha avuto il suo peso e tu, nonno, tra il 1910 e 1914 ti dedicasti , tra le altre cose, a decifrare l’istinto delle piante e ad affermare << …l’adattamento è una peculiarità innata dell’organismo congiunta indissolubilmente con esso ed è irriducibile a semplici processi meccanici . Ma l’istinto non si rivela solo nell’adattamento . Se noi facciamo germogliare un seme in posizione verticale , ma in modo che abbia il micropilo rivolto all’insù , vediamo che la radicetta , appena uscita dal micropilo , fa un arco e si dirige verso il centro della terra, mentre il fusticino si diresse, curvandosi anch’esso , all’insù . I botanici hanno dato il nome di geotropismo positivo alla tendenza della radice di dirigersi verso la terra , e di geotropismo negativo alla tendenza del fusticino di dirigersi in senso contrario [ … ] ma il pretendere di spiegare il fenomeno dando ad esso un nome greco , è grande aberrazione . Perché la radice si dirige verso il centro della terra ? Per volgimento verso la terra . Non vi è chi non veda il circolo vizioso di questa spiegazione , la quale può fare la pariglia con l’altra che si suole dare in Chimica . Perché il cloro si combina con l’idrogeno ? Per affinità . E che cosa è l’affinità ? E’ la simpatia che ha un corpo per un altro . Anche in questo caso si dà il nome “ affinità “ al fenomeno e con questa parola si pretende di spiegarlo ! […] Darwin , circa il geotropismo positivo delle radici, volle trovarne la causa nell’umidità ; ma gli esperimenti del Cauvet dimostrano che anche quando si sottrae una pianta all’azione dell’umidità mediante l’immersione nell’acqua , la radice continua a dirigersi all’ingiù….>>.

Caro nonno, non ti fermavi più; attivo come un vulcano (altri incarichi si susseguirono: dalla Scuola Normale di Petralia Sottana di Palermo alla Scuola Normale di Trapani e alla Scuola Normale di Salerno ). Quando sembrava che avessi tutte le gioie al mondo, inclusa quella di aver sposato un’insegnante di lettere, siciliana, Italia Mortillaro, dalla quale aspettavi una bambina, ti colpì un fulmine: la tua sposa morì (1916), di parto, con la pargoletta che aspettavate. Il buio ti avvolse, nonno, ma la luce della Fede e della Scienza t’illuminò il cammino, ti restituì forza. Superasti il concorso per diventare preside ed avesti prima l’incarico nella Scuola Complementare di Sorrento, poi a Benevento presso l’Istituto Magistrale “Guacci”.

Ti innamorasti un’altra volta, nonno, della mia nonna, Maria Schemmari, e dopo il matrimonio sono nati tre bambini: Gustavo, Rosa (cioè la mia mamma) e Italia.

Nel volume “I cento anni dell’Istituto magistrale Guacci – Benevento 1872-1972” (Edizioni Abete, Roma) ti ricordano,nonno, con affetto. Ecco la testimonianza della professoressa Isabella Vitale Lauria a pagina 178: «..[….] I primi due anni 1938-1940 (di insegnamento) sarebbero stati idillici se non ci fossero state le adunate, le spie, il soverchiare della brutalità, la perpetua minaccia della guerra rovinosa. Il mio povero preside Sacchetti, così mite e ragionevole, assisteva impotente alla marea di irrazionalità sostenuta dalla prepotenza [….] ricordo con tenerezza il suo buon viso inoffensivo […] il mio buon preside era ammalato, e poco dopo ci lasciò per sempre. Non l’avrei più rivisto, col suo gran prontuario sotto il braccio, entrare in una classe dove il professore era assente e, pazientemente, fare ripetizione di latino ai ragazzi…».

Nonno caro, sei morto il 2 agosto del 1940 lasciando mia nonna impossibilitata ad insegnare per colpa della guerra, con scuole chiuse, vedova con tre figli, trasferitasi da Benevento a Cervaro, cacciata (lei e i tre figli!) dalla casa di Cervaro dai tedeschi (…lo storico Angelo Sacchetti Sassetti ci parla nel suo volume del 1969, “Cronaca di Alatri durante l’occupazione tedesca 1943-1944”, di quanto irruente fosse l’invasione, da parte dei tedeschi, di Frosinone e di tutto il suo territorio, inclusi Cassino e Cervaro. Scrive l’autore: «…Frosinone, i tedeschi la occupano tre giorni dopo l’armistizio. Ma per il capoluogo non è l’unica sorpresa di quel sabato 11 settembre. Saranno state circa le 22 quando la sirena posta sul campanile e azionata dalla Prefettura infrange il silenzio della notte: aerei alleati stanno per sorvolare la città che, intanto, viene illuminata a giorno da centinaia di razzi che creano un’atmosfera irreale ed allucinante. La contraerea tedesca, prima con le batterie poste all’aeroporto e poi con quelle sparse in varie parti della città, non si fa attendere, divenendo ben presto, però, il bersaglio preferito degli aerei. Le bombe cadono un po’ dappertutto colpendo, più o meno gravemente, l’abitato: dal Liceo-Ginnasio, letteralmente sventrato, al convento delle suore di Sant’Agostino in via Cavour, ridotto ad un mucchio di rovine, all’ospedale, che si trovava allora “sul punto più alto di via Diamanti”, di cui furono fortunosamente risparmiati la farmacia, qualche locale dei piani superiori e tutto il piano inferiore…..»….).

Fuggiti da Cervaro, con la loro dignità mortificata dalla brutalità, nonna e i suoi figli per un periodo di tempo stettero a Roma, dalla sorella della nonna, e nella Capitale hanno assistito all’arrivo degli americani, alla gioia della Liberazione e all’inizio dei sacrifici dell’Italia nel dopoguerra.

Mia nonna arrivò poi a Caserta e qui mamma e zio hanno frequentato il Liceo Classico Giannone, laureandosi poi nell’Ateneo federiciano – mamma in Lettere, zio in Veterinaria  – e zia, la più piccola, dopo il diploma al Liceo Classico Giannone e l’altro diploma al Magistrale , si iscrisse al Magistero e qui concluse i suoi studi in Pedagogia.

Nonno, negli Archivi dell’Accademia delle Scienze di Napoli si parla di te: « … Dal socio della Valle ci furono presentate tre memorie, frutti del suo istituto di Anatomia comparata, la prima del dottor Gustavo Sacchetti, il quale ha studiato l’organo di Rosenmüller della Cavia Cobaya esaminandone le diverse fasi di evoluzione dai primi stadi, in cui si va differenziando, fino alla maggior floridezza nell’animale neonato e nel giovane, e poi fino alla degenerazione cistoide nell’adulto; la seconda del dottor Claudio Gargano, che contiene uno studio sistematico macro e microscopico del tubo digerente della Lacerta Muralis; una terza del dottor Ermete Marcucci, dove si richiama l’attenzione degli studiosi sopra un singolare incrocio che fanno i capi di inserzione di tre muscoli del bacino del Gongylus Ocellatus motori del femore, e quelli di un muscolo omologo della Lacerta Viridis , andando a fissarsi nell’ antimero opposto. Il socio Giovanni Paladino ha studiato lo sviluppo degli annessi fetali e dei primi mezzi di nutrimento dell’embrione umano e di parecchi mammiferi…»..

Poco dopo la tua morte, nonno, il Provveditorato agli Studi di Benevento inviò alla tua sposa, vedova inconsolabile, un diploma di onorificenza di “Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia” con la seguente motivazione: «…Il riconoscimento delle alte qualità morali e dei meriti scolastici del vostro congiunto possa costituire per voi conforto ed orgoglio nel dolore ed essere di monito e di esempio per i vostri figliuoli…».

Per me sei un grande monito e un grande esempio nonno.

 

                                                                                                          Cristiana Andolfi  Sacchetti

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