Recensione di Claudia Formiconi

  • La voce      di dentro di Brandisio Andolfi
         Metafore marine ricorrenti, come onde che s’infrangono nel loro divenire      naturale
         Claudia Formiconi

Saranno proprio le voci di dentro, quei ricordi dell’anima a guidare il poeta che, come spirito in perenne itinere, percorre gli ineludibili sentieri dell’esistenza, nell’accezione piena del termine?

Questo è quanto ci si chiede leggendo la poesia evocativa di Brandisio Andolfi nella raccolta La voce di dentro, per i tipi della Bastogi Editore.

Una pletora di rimandi continui dal passato al presente che delineano un percorso quasi catartico nei meandri di un vissuto felice che appartiene al tempo archiviato, però, tutto da rinverdire da far riemergere nei momenti bui della nostra vita, ormai svilita, in questo deserto dei tempi attuali, laddove opportunismo, incomunicabilità, hanno generato lo spettro della solitudine: (…)/nel deserto dei pensieri vuoti/ (…), come ci dice il poeta stesso. E allora come non interrogare la parola, ascoltandola nel suo più intimo significato. Parola che si fa salvifica: Ascoltare parole che carezzano l’anima/è come vedere la foschia/diradarsi sopra il verde/dei prati a primavera;/(…).

Ascoltare la liquida voce/alzarsi dalla forra profonda (…), dello scorrere dell’acqua, come voce amica che canta il susseguirsi delle stagioni del tempo passato che torna a dolce memoria, di un ricordo infantile. La natura che si manifesta nella sua magica evocazione che scandisce suoni arcani nella (…) immobilità del luogo abbandonato/ (…), del vecchio mulino, ormai in disuso.

Quasi un ritorno alle corrispondenze pascoliane, a le sinestesie, a quelle voci segrete che ci sussurrano, la natura che interagisce che colloquia con l’uomo, in primis col poeta che si fa veggente e portavoce di arcani suoni dell’anima. Qui il simbolismo prende corpo consistente.

Il tema del mare da sempre caro ai poeti come ne Il ponte degli Aurunci, Pescatori, o: Sull’umido cristallo azzurro/si frange l’onda/dove muore lontano/il sole rosso dentro/la placida sera/(…) e dove infine (…)s’infrangono pensieri;/amore e pace per i morti/giunti a dissetarsi/a queste acque immote/ dove tutto ritorna, nell’elemento naturale, l’acqua.

Metafore marine ricorrenti, come onde che s’infrangono nel loro divenire naturale in Se sento una voce: (..) Lo stress ha imprigionato l’uomo/e lo sballa come la barca/la burrasca nata improvvisa/sopra un mare quieto e senza vento(…), a ricordarci la labile natura umana.

Il libro fra le mani, il libro della vita che assurge a antico testimone del tempo che fu, la narrazione dei miti omerici, il perpetuarsi della nostra storia.

C’è anche il rendiconto degli anni che passano e qui il poeta Brandisio Andolfi fa una amara disamina del tempo trascorso, in quanto Sempre più illeggibili/gli almanacchi dei miei anni/tra le dita ossute/che pettinano capelli bianchi/ Sempre più lontani gli amici/dei tempi sereni/ nel dramma della loro dipartita: passati al sole luccicante/sopra ai prati verdi. La fede si rivela in tutta la sua potenza in questa iconografia bucolica dei prati verdi illuminati dalla volta celeste di un mondo trascendentale, il divino. Panta rei, sì, ma il ricordo dell’amore profuso è eternato nella memoria del poeta: Di tutto mi resta l’amore/goduto senz’affanno/(…), il darsi interamente nei sentimenti autentici.

Ma sarà proprio quella voce di dentro a dare un senso e ad alleviare la vita che ci investe, nella sua ineluttabile fugacità, e nelle false speranze che: (…) muoiono sul nascere le illusioni/tra le braccia dei sogni amici/Oh se non fosse quel fiore,/quell’azzurro a consolarmi/dentro il silenzio/dove tacito/ascolto il silenzio. La natura a testimonianza, come luogo dell’anima, ancora una volta, dell’unica certezza possibile del poeta Brandisio Andolfi, in un panteismo, non agnostico ma come della rivelazione di un unico Dio, nell’accezione meramente cristiana.

Claudia Formiconi

Brandisio Andolfi: “La voce di dentro” – Bastogi Editore, Foggia, 2012

                       

 

 

 

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