Navidad

Navidad

<<…Non  Voglio  nascondere  nulla. E poi non penso  sia un fatto  solo mio; a Natale rischiamo di essere tutti , segretamente tristi. La tristezza di Natale! Una tristezza che non è la solita, come di gente mai contenta di nulla, perché non sa cosa vuole. Sentiamo  tutti  che è una  tristezza  particolare: una tristezza  di cui ci  sembra di Conoscere la natura e la preziosità:Ci sentiamo in grado di poterla definire persino “preziosa”, una salutare tristezza. Anche per questo il tempo di Natale è un tempo singolare e unico. Come un tempo da non  perdere, da non sciupare.

Ecco, qui c’è la ragione  della  tristezza, in questo rischio  di rovinare tutto, di profanare il senso  del vero  Natale. Qui è  il terreno  dove  affonda  le sue radici. Tutti  avvertiamo il contagioso  fascino dell’Evento. Anche  chi  non  crede sente  che c’è  qualcosa di misterioso  che  erompe  dal  profondo  della vita, dai  sotterranei  della storia, dal sangue e  dal  cuore  stesso  de ognuno  di noi. Perfino la  natura  geme  come una donna  in doglie, in  attesa  di “altro”. Il testo  biblico  dice che  l’intera creazione attende  di  essere  liberata  dalla  vanità. E’ il dramma di  ogni  esistenza, se  tutto questo, che poi è storia, è vita, abbia o no un senso. E’ vero, Natale è una“cosa che appartiene a tutti” scrive Vittorini, negli  anni  del  dopoguerra. Questo  intuire per quanto confuso e indistinto,che non siamo soli, che componiamo una sola umanità, che il meglio della vita no sta nel possedere ma nel donare. Sentiamo tutti di essere fatti gli uni per gli altri;che esistono anche i poveri, che i poveri sono nostri fratelli poiché il diritto alla vita è di tutti. E’l’oscura forza che mette in moto questo grande fiume di speranze a Natale: il bisogno di essere tutti più umani,il desiderio di essere migliori,la necessita di amarci di diventare fratelli. Questa la coscienza di un Natale, che è vero anche per chi non crede, per chi pensa di non dirsi cristiano, e magari ha ragione, potrebbe  essere  più  sincero  di noi; perché a  dirci  cristiani  ci vuole  del coraggio!  Solo  che  abbiamo  tutti  un’impressione  pesante:  che  qualcuno  si  sia indebitamente appropriato del Natale. Ci siamo lasciati rapinare dai mercanti la festa che forse ci era più propria fra tutte. Una festa di nuova umanità, una festa per tutti: certo, ma  specialmente una festa di tutti i  poveri  del mondo. Ora invece è divenuta una festa di mercanti e di nababbi, mentre i poveri, gli infiniti poveri dai molti colori, sono come al solito, ai  margini delle nostre  sfavillanti gallerie a  vederci passare  di negozio in negozio, facendo dello stesso dono, simbolo del  Dono di Dio fatto a tutta l’umanità, segno di speculazione perfino degli affetti più cari. …>>
-Padre Turoldo-

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